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Tumori a prostata e ovaio: parte «Avis dona salute» per diagnosi precoci

È la prima ricerca scientifica su biomarcatori tumorali condotta su soggetti sani e aprirà nuove frontiere nella lotta al cancro alla prostata e all’ovaio permettendo di leggere con maggiore anticipo e precisione i segnali della malattia. Tutto questo grazie a un parametro nuovo, quello dell`"accelerazione", sulla base del quale si potranno elaborare nuovi test diagnositici validi a livello mondiale. Si tratta del progetto di ricerca e prevenzione AVIS DONA SALUTE, che oltre a una maggiore conoscenza dei marker tumorali porterà anche alla nascita di una biobanca, con sede a Venezia, unica nel suo genere e con circa 1.200.000 campioni a disposizione della ricerca. Il progetto, tutto italiano, offrirà anche, ai circa 15 mila donatori che daranno il proprio sangue per la ricerca, la possibilità di avere gratuitamente consulti e visite urologiche e ginecologiche. Si stima che nel corso dei 4 anni di monitoraggio verranno effettuate circa 20.500 visite urologiche, 10.200 visite ginecologiche e 15.400 visite di ceck up.
AVIS DONA SALUTE è stato presentato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dalla Fondazione ABO (Applicazione delle Biotecnologie in Oncologia), da AVIS (Associazione Volontari Italiani Sangue), LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) e dalle tre società scientifiche che, in rappresentanza del mondo urologico e ginecologico, sono parte integrante del progetto: SIUrO  (Società Italiana di Urologia Oncologica), SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) e AGEO (Associazione Ginecologi Extra Ospedalieri). Al progetto collaborano anche la ULSS 12 Veneziana e il Cribt – Centro Indicatori Biochimici di Tumore.
Il progetto, che coinvolgerà circa 10 mila uomini e 5 mila donne tra i 40 e i 60 anni, durerà  5 anni - quattro per la raccolta e analisi dei campioni e uno per l’elaborazione dei dati - e avrà un costo di circa 25 milioni di euro. Al progetto ha aderito anche la Guardia di Finanza: saranno, infatti, 700 finanzieri, non abituali donatori, a costituire l’ulteriore panel di controllo del progetto.
La ricerca si concentrerà in maniera specifica sulle oscillazioni dei biomarcatori PSA per la prostata e, per l’ovaio, su CA125 e HE4: quest’ultimo è un biomarcatore specifico ma ancora poco utilizzato che permetterebbe di individuare l’insorgere del tumore con esattezza e soprattutto con maggiore precocità. Oggi, nel 70% dei casi, si arriva alla diagnosi di tumore all’ovaio quando è troppo tardi per intervenire. In Italia ne vengono colpite 5.000 donne l’anno, 2.700 muoiono. Il picco di incidenza è tra i 55 e i 65 anni. La sopravvivenza nella maggior parte dei casi è inferiore ai 5 anni.
Il tumore alla prostata rappresenta la più frequente neoplasia maligna e la terza causa di morte per cancro nell’uomo con un’incidenza del 12%, superiore a quella del polmone (10%). Globalmente in Italia si registrano circa 43.000 casi l’anno, con 9.000 decessi: 24 al giorno. Ogni uomo che abbia compiuto i 45 anni viene considerato a rischio ma le probabilità di ammalarsi aumentano con l’età: a 40 anni sono 1 su 10mila, tra i 60 e gli 80 è di un caso su 8. Eppure solo il 22% dei maschi italiani tra i 50 e i 70 anni conosce il test PSA. Al contrario di quanto avviene per il cancro all’ovaio chi si ammala di tumore alla prostata ha mediamente il 70% delle possibilità di sopravvivere a 5 anni dalla diagnosi.
“Misureremo i marcatori in modo dinamico analizzando le variazioni nel tempo fra tutti i valori disponibili per ogni persona - ha spiegato Massimo Gion, direttore scientifico della Fondazione ABO – L’ obiettivo è registrare le variazioni di queste sostanze su lungo periodo e di capire in che modo l’accelerazione della produzione sia legata a un tumore o a un normale processo fisiologico. Se avremo i risultati sperati avremo anche un modello da seguire per esplorare nuove frontiere nelle strategie diagnostiche di molti altri tipi di tumore”.
“La prima fase operativa di Avis – ha spiegato  Pasquale Spagnuolo responsabile delle politiche sanitarie di Avis Nazionale - sarà quella di definire, nel rispetto dell’autonomia di ciascuna sede territoriale e in accordo con queste, il modello operativo di adesione al progetto. Per questo intanto è stato istituito un comitato ristretto che avrà il compito di verificare e di controllare il progetto sotto il profilo bioetico. Questo per una maggiore garanzia di tutela dei donatori che vorranno aderire a questa iniziativa. Poi, nel giro di un mese circa, le regioni potranno scegliere di aderire al progetto".

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Pubblicato il 28/06/2010