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La medicina trascura la buona morte

Non la dolce morte, ma la buona morte. Sarà questo il tema centrale nelle agende delle principali economie del mondo nel prossimo futuro secondo il dossier che il British Medical Journal ha dedicato all`argomento sull`ultimo numero della rivista. Entro il 2030 il numero annuale di decessi in tutto il mondo dovrebbe crescere da 58 a 74 milioni. Le condizioni in cui molte persone sono costrette a vivere questo momento sono sempre più difficili e poco dignitose. Per questo gli esperti si sono interrogati sulla nuova consapevolezza che anche la classe medica dovrà maturare per affrontare i cambiamenti culturali, le aspettative di vita più lunghe, ma anche l`incidenza di malattie croniche, oncologiche e non, e soprattutto il dolore e il suo antidoto, le cure palliative.
Per Scott Murray e Kirsty Body, che firmano il primo articolo del dossier, saper diagnosticare i tempi della morte oggi è possibile e necessario ed è "una competenza di base che dovrebbe essere fatta in tutti i contesti di assistenza". Centrale, in questo senso, è la formazione accademica. "La buona morte deve essere ovunque l`aspettativa e non l`eccezione", dice John Ellershaw in un altro editoriale.
Le soluzioni? Jane Seymour firma un appello: "Sradicare l`ignoranza tra i medici, i pazienti e il pubblico su ciò che può essere realizzato con le moderne cure palliative e incoraggiare il dialogo sulle problematiche delle cure di fine vita sono un importante mezzo per cambiare gli atteggiamenti". Ma non c`è solo la medicina. Anche la spiritualità è una dimensione che chi opera con i malati terminali deve saper "amministrare". Lo sostiene Aziz Sheikh, dell`Università di Edimburgo. Essere "consapevoli del loro ruolo di ascolto" per pazienti, famiglie e care-giver e comprendere "le sfumature delle tradizioni religiose e culturali" sono elementi che una società pluralista e laica non può trascurare.

di cosimo colasanto
Pubblicato il 30/09/2010

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