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Mappato il senso di colpa:
"Servirà per studi su
neurologia e riabilitazione"

Individuate le aree cerebrali attivate dal senso di colpa: è quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell`IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma  guidati da Marco Bozzali in collaborazione con l’Associazione di Psicoterapia Cognitiva e incorso di pubblicazione sulla rivista internazionale Human Brain Mapping.
"È noto che le emozioni elementari come rabbia, tristezza, gioia e paura sono associate all`attivazione di specifiche regioni cerebrali - spiegano i ricercatori -. Finora le emozioni più complesse come le emozioni sociali, tipiche soprattutto del genere umano, erano state scarsamente indagate con metodi scientifici: tra queste c’è il senso di colpa che svolge un ruolo fondamentale nel nostro pensare e agire quotidiano ogni volta che, implicitamente o esplicitamente, siamo chiamati a operare scelte capaci di incidere sulla vita altrui o su regole morali comuni".
Il senso di colpa assume rilevanza anche in ambito neurologico e riabilitativo, e può venire alterato da lesioni cerebrali di varia natura (inseguito a traumi cranici, ischemie, tumori, ecc.), inducendo nei pazienti significative modificazioni del comportamento sociale.
I risultati della ricerca contribuiranno a comprendere alcuni comportamenti sociali devianti e manifestazioni psicopatologiche legate a malattie neurologiche e psichiatriche come, ad esempio, i comportamenti ossessivi e compulsivi o la depressione. Inoltre, una migliore comprensione delle relazioni esistenti tra la localizzazione di un danno cerebrale e i disturbi comportamentali potrà avere importanti ricadute anche in ambito clinico e neuroriabilitativo: “Modificazioni del senso morale sono frequenti in conseguenza di alcune lesioni cerebrali e di traumi cranici anche non gravi - spiega Carlo Caltagirone, coautore dello studio e Direttore Scientifico della Fondazione Santa Lucia -. La comprensione delle basi neurobiologiche del senso di colpa ci permette di migliorare gli interventi riabilitativi, cognitivi e comportamentali che rivolgiamo ai pazienti”.

di (20/09/2010)

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