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Lo sport oltre la disabilità «Così ho vinto l’oro a Pechino»

“Tre anni senza vacanze, allenarsi la mattina presto, fare la spesa in pausa pranzo e il fine settimana doppio allenamento”. Tutto pur di combinare la passione sportiva, il lavoro di impiegata e il ruolo di mamma. C`è anche questo nell`oro paralimpico di Paola Protopapa. Un trionfo arrivato nel canottaggio a forza di vogate, nonostante l`incidente stradale nel quale ha perso un braccio 24 anni fa. Con lei, nella barca e sul podio, c`erano Luca Agoletto, Daniele Signore, Graziana Saccocci e il timoniere Alessandro Franzetti.
Una passione, quella per lo sport, che l`atleta romana ci ha confessato essere nata grazie al padre: “È stato lui a insegnarmi cos`è la correttezza sportiva e cosa significa competere e crescere tramite lo sport”. Un successo coltivato in famiglia grazie anche alla figlia Giulia: “È stata eccezionale - dice orgogliosa Paola. Alcune volte mi ha aiutato in qualche uscita in barca facendo il timoniere. Quest’anno -aggiunge-  ha fatto la maturità e fortunatamente sono riuscita a darle una mano. Per questo devo molto al gruppo assicurativo per il quale lavoro, che mi ha concesso 6 mesi di aspettativa per prepararmi con serenità ai giochi”.  Nove allenamenti a settimana, gare e ottanta giorni di raduno in vista di Pechino non si sarebbero potuti conciliare con 9 ore di ufficio. Ma per la neo campionessa paralimpica sono stati tutti  “sacrifici ampiamente ripagati dall`oro”. Un`impresa assaporata sul podio, dove non ha pianto, e compresa forse solo durante il ritorno a casa, all`aeroporto, “dove – ammette -  mi è sfuggita qualche lacrima”.
Se le si chiede se si è mai sentita discriminata rispetto a un atleta normodotato, Protopapa risponde secca: “Mai. Grazie anche al Circolo Canottieri Aniene e alla Federazione Italiana Canottaggio  che  hanno fatto di tutto per favorire la riuscita di questo risultato, appoggiandomi e sostenendomi lungo questo duro ma esaltante cammino”. Anzi, forse una discriminazione c`è stata, da parte dei media: “solo ora si accorgono di noi. Cosa costava finiti i giochi olimpici dire che sarebbero seguiti i nostri Giochi? Nessuno l`ha fatto. Occasione sprecata. Peccato”.
La gioia di Paola Protopapa si appanna solo per un attimo, appena le si ricordano i casi di doping nelle paralimpiadi di Pechino: “Condanno tutte le `storture` dello sport; non solo il doping, ma anche il mobbing sportivo, la parzialità dei giudici in alcune discipline, la mancanza di fair play e le strumentalizzazioni per potere o politica”.

di cosimo colasanto
Pubblicato il 28/09/2008

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