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Doping alle Paralimpiadi, italiani sempre «puliti»

Tra olimpiadi e paralimpiadi non c`è differenza. Passione, impegno, competizione: lo sport riesce a creare grandi storie. E piccoli eroi, come Oscar Pistorius e la sua battaglia per partecipare alle olimpiadi; come Natalie du Toit, che quella battaglia l`ha già vinta nuotando a Pechino anche con i normodotati. Anche l`Italia ha i suoi piccoli eroi: Paola Protopapa e il suo armo d`oro, Fabio Triboli, vincitore di tre medaglie, Cecilia Camellini, sedici anni e due argenti. In tutto 18 medaglie tricolore: 4 ori, 7 argenti e altrettanti bronzi. Ventottesimo posto nel medagliere, un podio in meno di Atene ma tre in più rispetto all`obiettivo fissato dal Comitato Italiano Paralimpico.  
Un successo, questa XIII edizione dei giochi paralimpici: 4200 atleti in rappresentanza di 140 Paesi. Solo una macchia: i casi di doping. Una situazione allarmante, appena mitigata dal fatto che nessun atleta paralimpico italiano è mai stato trovato positivo a un controllo antidoping durante i giochi. Cresce la concorrenza e con buona pace di de Coubertin, partecipare non basta più: è necessario vincere, a costo di barare.
Anche in questo tra olimpiadi e paralimpiadi non c`è differenza. Purtroppo. Anzi, a ben vedere, forse una differenza c`è: nelle paralimpiadi i casi di doping sono di più che nelle olimpiadi. Nei giochi di Pechino i controlli sono stati oltre 4.770 e gli atleti dopati "appena" otto, circa uno ogni 596. Nelle Paralimpiadi concluse lo scorso 17 settembre, gli atleti positivi sono stati 4, ma a fronte di appena 1.100 test (ossia un caso di doping ogni 275 controlli). Un` incidenza, dunque, più che doppia.
Il primo caso di doping nelle paralimpiadi di Pechino viene reso noto durante il terzo giorno di gare, il 9 settembre: ad essere `pizzicato` è il pesista pachistano Naveed Ahmed Butt, risultato positivo a uno steroide anabolizzante. Il giorno dopo tocca al cestista tedesco Ahmet Coskun, positivo alla finasteride, un prodotto utilizzato per la calvizie ma vietato per le sue proprietà di agente mascherante. L`11 settembre ancora 2 pesisti: il maliano Facourou Sissoko e l`ucraina Ludmila Osmanova. Per tutti e quattro in vista una squalifica di 2 anni.
È anche vero che nell`ultima edizioni dei giochi i casi di doping sono diminuiti e i controlli aumentati. A Pechino il Cio (Comitato Olimpico Internazionale) ha imposto più di 4700 test. L`Ipc (Comitato Internazionale Paralimpico) è passato dai 680 controlli delle paralimpiadi greche ai 1100 di quelle cinesi. Una reazione forte all`edizione di Atene, che sarà probabilmente ricordata come quella più "dopata" della storia. Già in Grecia, però, l`incidenza delle positività a fronte del numero di controlli è stata maggiore tra i diversamente abili piuttosto che tra i normodotati: 26 casi su meno di 3300 test nelle olimpiadi (circa uno su 127), ma addirittura 10 casi su appena 680 controlli: una positività ogni 68 test.

di cosimo colasanto
Pubblicato il 28/09/2008