Logo salute24

Staminali da virus: possibilità in più per i trapianti

Che si potessero ottenere cellule staminali pluripotenti grazie a un virus lo si sapeva già. Adesso, però, è possibile produrle in modo che i virus non si integrino stabilmente nel genoma della cellula ospite. Tradotto: il virus entra nella cellula, esprime i geni necessari per la trasformazione in cellula pluripotente, e poi esce senza lasciare traccia. La nuova sperimentazione è stata aperta da uno studio dell`Università di Harvard pubblicato sulla rivista Science.
Le cellule staminali pluripotenti, inizialmente indifferenziate, possiedono l`abilità, se sottoposte a opportuni stimoli, di differenziarsi, ossia di trasformarsi in diversi tipi cellulari e tessuti che formano gli organi. Queste cellule, quindi, hanno un infinito potenziale nella medicina rigenerativa e nella cura di moltissime patologie.
Secondo questo studio è il Dna di un virus a dare alle cellule staminali la loro pluripotenzialità: queste cellule vengono infatti generate inserendo all`interno di cellule somatiche - già differenziate - un genoma virale (ossia Dna derivato da un virus) che si integra stabilmente nel Dna della cellula ospite e le conferisce specifici geni in grado di “riprogrammare” il destino cellulare.
Tuttavia l`integrazione stabile di Dna virale in una cellula somatica divenuta staminale pluripotente pone dei grossi limiti alla reale possibilità di utilizzare queste cellule per la cura di patologie, per trapianti o colture d`organo, in quanto il genoma virale costituisce un pericolo infettivo per l`uomo.
La ricerca americana ha ora dimostrato che che l`integrazione virale stabile non è necessaria per la pluripotenzialità: è infatti possibile produrre staminali pluripotenti utilizzando dei vettori virali che non si integrano stabilmente nel genoma della cellula ospite, ma che esprimono solo transitoriamente i geni necessari alla transizione da cellula somatica a staminale pluripotente.
Questa tecnica potrebbe quindi permettere di generare cellule staminali specifiche per ogni singolo paziente, e amplia la possibilità di coltivarle, differenziarle e utilizzarle per fini terapeutici.

di paolo fiore
Pubblicato il 29/09/2008