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Ecco perché la paura
resta «incollata» alla memoria
Perché ricordiamo più a lungo gli eventi che ci spaventano? Gli scienziati sembrano aver trovato la causa. È una proteina, la beta-Catenina, che funziona come un nastro bi-adesivo: tiene incollate le cellule tra di loro, ha un ruolo nella formazione dell`embrione, ma soprattutto svolge un`importante funzione nella memorizzazione di stimoli negativi. Lo studio pubblicato su Nature Neuroscience è stato condotto da Kerry Ressler della Emory University di Atlanta, negli Usa, e la "proteina del ricordo" potrebbe, in prospettiva, aiutare nella cura dei disturbi della memoria nei pazienti affetti da morbo di Alzheimer e nel disturbo post-traumatico da stress.
Studiando alcune specie di mosche, rane e topi, i ricercatori hanno osservato da vicino la doppia funzione della beta-Catenina: "incollare" lo scheletro delle cellule alla loro membrana esterna, che si unisce a sua volta ad altre cellule, ma non solo. La stessa proteina, allo stadio embrionale, trasmette segnali che identificano la parte anteriore e quella posteriore e l`alto dal basso dell`organismo.
La paura ci protegge. L`interesse degli scienziati si è soffermato soprattutto sulla memoria a breve e a lungo termine. "La beta-Catenina potrebbe essere centrale nei cambiamenti che avvengono nelle sinapsi durante la formazione della memoria", ha spiegato Ressler. Ed in effetti, i topi l`hanno confermato. I ricercatori hanno stimolato con una leggera scossa elettrica le cavie facendo ascoltare contemporaneamente un suono. Nei giorni successivi, i topi erano paralizzati dall`ascolto dello stesso suono. La spiegazione: il ricordo si era fissato nella memoria a lungo termine e avevano imparato ad averne paura.
L`amigdala "regista" della memoria. Per studiare l`effetto della beta-Catenina, non potendo "spegnere" il gene che l`attiva in quanto fondamentale nello sviluppo dell`animale, gli scienziati hanno utilizzato sali di litio e un virus che riesce a degradare gradualmente la proteina. Per farlo l`hanno iniettato nell`amigdala, ghiandola del cervello che, secondo lo studio, è la "cabina di regia" della beta-Catenina e della sua influenza sulla memoria. La proteina sarebbe necessaria, infatti, nello spostamento dei ricordi dalla memoria a breve a quella a lungo termine. Per questo eliminando la proteina, già a distanza di due giorni, i topi non ricordavano perfettamente lo stimolo "fastidioso" e non mostravano subito di averne paura.
Umore e memoria. Diversa era, invece, la reazione dopo il trattamento con i sali di litio, spesso utilizzato in neuropsichiatria per il trattamento del disturbo bipolare. La paura, in questo caso, sembrava aumentare, forse perché, hanno valutato i ricercatori, il litio inibisce un enzima che provoca la distruzione della beta-Catenina. Lo stimolo, quindi, si consolida con più forza. Un risultato che è ancora da verificare con altri studi sperimentali: la connessione tra umore e memoria resta ancora tutta da spiegare. Anche perché, spiega Ressler, "noi abbiamo somministrato ai topi una dose massiccia di litio e non operato in modo da mantenerne un livello ematico costante come nella pratica clinica".
Studiando alcune specie di mosche, rane e topi, i ricercatori hanno osservato da vicino la doppia funzione della beta-Catenina: "incollare" lo scheletro delle cellule alla loro membrana esterna, che si unisce a sua volta ad altre cellule, ma non solo. La stessa proteina, allo stadio embrionale, trasmette segnali che identificano la parte anteriore e quella posteriore e l`alto dal basso dell`organismo.
La paura ci protegge. L`interesse degli scienziati si è soffermato soprattutto sulla memoria a breve e a lungo termine. "La beta-Catenina potrebbe essere centrale nei cambiamenti che avvengono nelle sinapsi durante la formazione della memoria", ha spiegato Ressler. Ed in effetti, i topi l`hanno confermato. I ricercatori hanno stimolato con una leggera scossa elettrica le cavie facendo ascoltare contemporaneamente un suono. Nei giorni successivi, i topi erano paralizzati dall`ascolto dello stesso suono. La spiegazione: il ricordo si era fissato nella memoria a lungo termine e avevano imparato ad averne paura.
L`amigdala "regista" della memoria. Per studiare l`effetto della beta-Catenina, non potendo "spegnere" il gene che l`attiva in quanto fondamentale nello sviluppo dell`animale, gli scienziati hanno utilizzato sali di litio e un virus che riesce a degradare gradualmente la proteina. Per farlo l`hanno iniettato nell`amigdala, ghiandola del cervello che, secondo lo studio, è la "cabina di regia" della beta-Catenina e della sua influenza sulla memoria. La proteina sarebbe necessaria, infatti, nello spostamento dei ricordi dalla memoria a breve a quella a lungo termine. Per questo eliminando la proteina, già a distanza di due giorni, i topi non ricordavano perfettamente lo stimolo "fastidioso" e non mostravano subito di averne paura.
Umore e memoria. Diversa era, invece, la reazione dopo il trattamento con i sali di litio, spesso utilizzato in neuropsichiatria per il trattamento del disturbo bipolare. La paura, in questo caso, sembrava aumentare, forse perché, hanno valutato i ricercatori, il litio inibisce un enzima che provoca la distruzione della beta-Catenina. Lo stimolo, quindi, si consolida con più forza. Un risultato che è ancora da verificare con altri studi sperimentali: la connessione tra umore e memoria resta ancora tutta da spiegare. Anche perché, spiega Ressler, "noi abbiamo somministrato ai topi una dose massiccia di litio e non operato in modo da mantenerne un livello ematico costante come nella pratica clinica".
di cosimo colasanto (01/10/2008)

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