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14-10-2011

Salute: malattie reumatiche affliggono 5 mln italiani. Pazienti di serie A e B


Oltre 5 milioni di italiani soffrono di malattie reumatiche, patologie croniche molte delle quali di origine a tutt’oggi sconosciuta, che hanno pesanti riflessi sulla qualità di vita di chi ne è colpito e rappresentano la prima causa assoluta d’invalidità, e la gran parte dei malati reumatici è donna. Il costo socio-assistenziale per tutte le malattie reumatiche in Italia supera i 20 mld l'anno, di cui circa un terzo a carico del SSN mentre 2/3 rappresentati dalla perdita di produttività. Tra le Regioni esiste una forte disparità nell'accesso alle migliori cure, che genera malati di "serie A" e di "serie B": i dati sono emersi nel corso del convegno “Improve to Move – Movimento è vita”, promosso da Anmar (Associazione nazionale malati reumatici) insieme a Fira (Fondazione italiana per la ricerca sull'artrite), Sir (Società italiana di reumatologi) e Croi (Collegio reumatologi ospedalieri italiani) in occasione della Giornata mondiale del malato reumatico.


 


"La Ricerca riveste un ruolo fondamentale nella possibilità di personalizzare la terapia sul singolo paziente e i risultati che stiamo ottenendo possono portare ricadute tangibili sulla qualità vita del malato - afferma Guido Valesini, consigliere Fira e direttore del dipartimento di Medicina interna e specialità mediche, Reumatologia, dell’ Università 'La Sapienza' di Roma -. I numeri riscontrati all'European League Against Rheumatism (EULAR) dimostrano che in Italia non mancano giovani ricercatori entusiasti, in grado di portare avanti la Ricerca a livelli di eccellenza internazionale, ma purtroppo le risorse di cui disponiamo attualmente non sono più sufficienti e il rischio di una 'fuga di cervelli' sarebbe una grave perdita per il nostro Paese". Attualmente, prosegue lo studioso, "più del 50% dei fondi proviene dall'industria, che però investe prevalentemente, come è naturale, in progetti che portino concrete ricadute di tipo economico, sebbene di grande valore per la cura di queste patologie; tuttavia restano ancora inesplorate molte aree di indagine che sono altrettanto importanti per la cura del malato reumatico. Lo Stato fornisce al momento il 30-35% del totale devoluto alla Ricerca medico-scientifica, ragione per cui sosteniamo che sia arrivato il momento di fare rete con i principali organismi coinvolti per sensibilizzare i privati al sostegno tramite il 5x1000 e le libere donazioni, in una prospettiva che dovrebbe essere presto condivisa anche dalle Istituzioni: la spesa sanitaria considerata, non come un costo, ma un investimento per sé stessi e per le generazioni future".


FIRA incontra le Associazioni di Malati per lanciare un appello:
UNIAMO LE FORZE, TROVIAMO LE CURE
In occasione della Giornata Mondiale del Malato Reumatico del 12 ottobre 2011,
FIRA – Fondazione Italiana per
la Ricerca sull’Artrite
ha incontrato a Roma le principali Associazioni di Malati nella Sala Capitolare del Senato della
Repubblica, per discutere delle enormi potenzialità della Ricerca italiana in reumatologia, riconosciuta a livello
internazionale e fondamentale nell’individuazione di nuove terapie, ma troppo spesso ostacolata da finanziamenti
insufficienti. Al termine del confronto FIRA ha lanciato un appello a tutte le Associazioni coinvolte: “UNIAMO LE
FORZE, TROVIAMO LE CURE”.
Il quadro delineato nel corso del Convegno “Improve to Move – Movimento è vita”, promosso da ANMAR
(Associazione Nazionale Malati Reumatici), insieme a FIRA, SIR (Società Italiana di Reumatologi) e CROI (Collegio
Reumatologi Ospedalieri Italiani) ha messo in luce aspetti drammatici del vivere quotidiano del malato reumatico, ma
anche dati rassicuranti sulle possibilità di cura che la Ricerca potrebbe individuare con adeguati finanziamenti.
Malattie reumatiche in Italia - la situazione attuale:

Oltre 5 milioni sono gli italiani che soffrono di malattie reumatiche, patologie croniche molte delle quali di
origine a tutt’oggi sconosciuta, che hanno pesanti riflessi sulla qualità di vita di chi ne è colpito e
rappresentano la prima causa assoluta d’invalidità; la gran parte dei malati reumatici è donna.

Il costo socio-assistenziale per tutte le malattie reumatiche in Italia supera i 20 mld l'anno, di cui circa un
terzo a carico del SSN mentre 2/3 rappresentati dalla perdita di produttività

Esiste una forte disparità nell'accesso alle migliori cure da regione a regione, che genera malati “di serie A e
di serie B” ed è determinata dalle diverse politiche sanitarie regionali

Persiste una situazione di ritardo dell'Italia rispetto agli altri Paesi europei nell'utilizzo dei farmaci biologici,
dovuta specialmente ad un ritardato invio dei malati allo specialista reumatologo. A sostegno di un
necessario affrancamento da questo primato negativo si aggiunge uno studio condotto dall'Università
Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che ha dimostrato come un più alto investimento sulla diffusione dei
biologici da parte dello Stato comporterebbe un risparmio in termini di costi assistenziali superiore alla spesa
sostenuta per l'erogazione di tali farmaci da parte del SSN
La situazione della Ricerca italiana:

Dal 2008 l'Italia è tra i primi Paesi d'Europa come numero di pubblicazioni presentate all'EULAR, il
congresso europeo di reumatologia; il 2011 è l'anno di consacrazione dell'eccellenza italiana nella Ricerca
reumatologica a livello internazionale, con la presentazione di oltre 300 studi e la nomina di Maurizio
Cutolo a Presidente dell'EULAR

I risultati ottenuti finora dalla Ricerca italiana sono frutto di anni di studi che hanno permesso di ottenere
ricadute positive concrete sulla vita del malato a diversi livelli: l'individuazione di fattori di rischio che
possono originare o aggravare i sintomi (fumo, carenza di vitamina D, infezioni croniche, diete inadeguate,
stress...);l'individuazione di biomarkers ad alta sensibilità per favorire una diagnosi precoce; la diffusione di
strumenti di diagnosi non invasivi; l'introduzione di farmaci biologici in grado di bloccare le malattie
Sede legale: P.za E. Duse n. 2 Milano - 20122 – Domicilio: via Turati n. 40 Milano - 20121
Codice fiscale: 97424570154 – Partita IVA 05997250963
Telefono: 02 65 56 06 77– fax 02 87 15 20 33 – Sito internet:
www.firaonlus.it
Presidente: Prof. Marco Reboa, Vice Presidente: Prof. Carlomaurizio Montecucco, Segretario: Dott.ssa Silvana Zeni
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reumatiche agendo su specifici bersagli cellulari; l'ottimizzazione di farmaci già frequentemente utilizzati,
come i cortisonici, con una riduzione sensibile degli effetti collaterali.
“La Ricerca riveste un ruolo fondamentale nella possibilità di personalizzare la terapia sul singolo paziente e i risultati che
stiamo ottenendo possono portare ricadute tangibili sulla qualità vita del malato. I numeri riscontrati all'EULAR
dimostrano che in Italia non mancano giovani ricercatori entusiasti, in grado di portare avanti la Ricerca a livelli di
eccellenza internazionale, ma purtroppo le risorse di cui disponiamo attualmente non sono più sufficienti e il rischio
di una “fuga di cervelli” sarebbe una grave perdita per il nostro Paese.” commenta Guido Valesini, Consigliere della
Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artrite e Direttore del Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche,
Reumatologia, dell’ Università ‘La Sapienza’ di Roma. “Attualmente più del 50% dei fondi proviene dall'industria, che
però investe prevalentemente e, come è naturale, in progetti che portino concrete ricadute di tipo economico,
sebbene di grande valore per la cura di queste patologie; tuttavia restano ancora inesplorate molte aree di indagine
che sono altrettanto importanti per la cura del malato reumatico. Lo Stato fornisce al momento il 30-35% del totale
devoluto alla Ricerca medico-scientifica, ragione per cui sosteniamo che sia arrivato il momento di fare rete con i
principali organismi coinvolti per sensibilizzare i privati al sostegno tramite il 5x1000 e le libere donazioni, in una
prospettiva che dovrebbe essere presto condivisa anche dalle Istituzioni: la spesa sanitaria considerata, non come un
costo, ma un investimento per sé stessi e per le generazioni future.”