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Acqua all'arsenico nel Lazio, Balduzzi ed Europa contro la Regione

L'acqua che sgorga da rubinetti e fontanelle pubbliche di molti comuni del Lazio è ancora contaminata dall'arsenico, con gravi conseguenze non solo per la salute dei cittadini, ma anche per le casse dello Stato. Secondo i Verdi dalla scorso primo gennaio la situazione costa dai 250 mila ai 500 mila euro al giorno, soldi che l'Unione Europea sottrarrà ai fondi destinati all'Italia fino a quando l'emergenza non sarà risolta.

 

La situazione avrebbe dovuto essere risolta dall'amministrazione della Regione, che lo scorso 20 dicembre è stata nuovamente sollecitata dal Ministero della Salute ad adottare piani di emergenza che garantissero ai cittadini un'adeguata fornitura di acqua potabile. Tuttavia, secondo il ministro Balduzzi negli ultimi 6 mesi la Regione non ha dato risposte pienamente rassicuranti sulle iniziative intraprese e il rigoroso programma per riportare i livelli di arsenico nella norma previsto dalla deroga alla situazione di emergenza non è stato portato a termine.

 

Da parte sua, la Regione dichiara di aver predisposto 33 potabilizzatori – 14 già pronti e 19 che saranno ultimati entro il 30 aprile - in 16 dei comuni in cui la concentrazione di arsenico, superando i 20 microgrammi per litro, aumenta di più del 10 per cento la mortalità della popolazione e l'incidenza delle malattie cardiovascolari. In 35 comuni in cui, invece, le concentrazioni di arsenico sono comprese tra 10 e 20 microgrammi al litro – quantità tollerabili per tempi limitati – i potabilizzatori predisposti sono stati 49.

di Silvia Soligon
Pubblicato il 07/01/2013