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Viterbese: l'arsenico dell'acqua anche nel pane

Studio dell'Iss

E' ancora emergenza arsenico nel Lazio, soprattutto nella provincia di Viterbo, dove uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità, condotto in collaborazione con l'Ordine dei medici, ha rilevato contaminazioni anche nella catena alimentare. Secondo dati preliminari ad essere contaminato è anche il pane prodotto nel viterbese, ma il problema potrebbe estendersi anche ad altri prodotti alimentari, come gli ortaggi su cui sono ancora in corso le analisi. Le fonti della contaminazione sarebbero sia il terreno, sia l'acqua erogata dalla rete idrica, utilizzata non solo per irrigare, ma anche per uso domestico. Proprio a causa della presenza di concentrazioni di arsenico superiori alla norma in 40 dei 60 comuni di questa provincia laziale i sindaci hanno dichiarato l'acqua non potabile, emettendo ordinanze che, dallo scorso primo gennaio, consentono l'uso dell'acqua pubblica solo per lavare indumenti, stoviglie e ambienti, come acqua di scarico e negli impianti di riscaldamento. Vietato, invece, berla, utilizzarla per cucinare, preparare alimenti e bevande e lavarsi i denti. Per chi, poi, soffre di patologie cutanee è vietata anche la doccia.

 

I danni dell'esposizione - Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità l'arsenico minaccia la salute aumentando i rischi di cancro, lesioni cutanee, malattie cardiovascolari e diabete. Non solo, concentrazioni eccessive di questo elemento, presente nell'ambiente sia per cause naturali, sia come prodotto delle attività umane, hanno effetti negativi sullo sviluppo e sul sistema nervoso. Le manifestazioni più tipiche sono proprio le lesioni cutanee e il cancro alla pelle, l'organo che risente per primo di un'esposizione prolungata. Cambiamenti nella pigmentazione e lesioni a mani e piedi possono essere premonitori della comparsa di un tumore, mentre nel breve termine l'avvelenamento acuto si manifesta con vomito, dolori addominali e diarrea, torpore, formicolii, crampi e, nei casi più gravi, decesso.

 

La situazione nel Lazio - Anche se rispetto agli anni passati la situazione nel Lazio è migliorata, l'emergenza riguarda ancora 50 comuni: 45 nella provincia di Viterbo e 5 in quella di Roma, per un totale di 260mila residenti. Il mancato rispetto dell'ultima deroga concessa dall'Unione Europea, secondo cui i parametri dell'arsenico sarebbero dovuti rientrare nel limite di 10 microgrammi per litro, ha fatto scattare le ordinanze. Ad oggi non sono più di 5 gli impianti funzionanti per la potabilizzazione dell'acqua. Lo scorso ottobre la Regione aveva previsto, nelle aree in cui la concentrazione del metallo supera i 20 microgrammi per litro, la realizzazione di 20 potabilizzatori, da concludere entro il 31 dicembre 2012. Altri 13 avrebbero dovuto essere terminati entro il 31 marzo scorso. Ad oggi, però, il termine di completamento di questi 33 impianti è slittato al prossimo 30 giugno, mentre quello per realizzarne altri 49 nei comuni in cui i livelli di arsenico sono compresi tra i 10 e i 20 microgrammi per litro è stato fissato al 31 dicembre 2014. Nel frattempo, tutti gli esercizi commerciali che lavorano con acqua avrebbero già dovuto dotarsi di impianti appositi, i cui costi – circa 20mila euro - non sono però alla portata di tutti. La situazione è ancora più grave a Ronciglione e Caprarola, dove all'arsenico si aggiunge anche l'alga rossa che prolifera nel lago di Vico, una delle fonti d'acqua, rilasciando al suo interno tossine pericolose per la salute.

di Silvia Soligon
Pubblicato il 12/04/2013