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Per i neuroni rigenerati c’è una proteina a indicare la strada

Che le cellule neuronali di un cervello adulto possano rigenerarsi è ormai noto, così come è noto che la sede prediletta sia l`ippocampo, una parte del cervello molto importante per le funzioni della memoria. Come, però, i neuroni neonati interagiscano con quelli pre-esistenti è un meccanismo ancora non del tutto conosciuto. Ora, grazie a una nuova ricerca, un gruppo di studiosi ha individuato nella proteina cdk5 l`"interruttore" responsabile, almeno in parte, dell`interazione tra le neonate cellule neuronali e quelle più "vecchie": meccanismo che risulta di grande importanza perché, come spiegano i ricercatori, è probabile che alla base di malattie come l`Alzheimer e alcune forme di epilessia e depressione ci sia un`alterazione proprio all`interno di questo processo.
La ricerca, pubblicata sulla rivista specializzata Plos Biology, è stata guidata da Sebastian Jessberger del Salk Insitute for Biological Studies di La Jolla, in California, e condotta in collaborazione con altri tre istituti di ricerca, lo svizzero Institute of Cell Biology di Zurigo e i tedeschi German Research Center for Environmental Health di Monaco e Center for Regenerative Therapies di Dresda.
I ricercatori hanno messo in evidenza il ruolo chiave della proteina cdk5 nell`interazione tra le cellule neuronali neoformate e quelle pre-esistenti osservando il comportamento dei neo-neuroni nei quali il livello di cdk5 era stato alterato. Gli studiosi hanno constatato che le cellule nelle quali la presenza della proteina era stata aumentata non mostravano alcun difetto - né a livello morfologico, né a livello funzionale - mentre quando l`attività di cdk5 veniva ridotta i neo-neuroni presentavano, oltre a un`anomala crescita dei dendriti (le regioni deputate al collegamento tra neuroni), una perdita di funzionalità dei dendriti stessi che non riuscivano più a contattare correttamente gli altri neuroni. Inoltre, in totale assenza della proteina cdk5 le cellule non riuscivano a migrare correttamente.
I ricercatori stanno attualmente lavorando alla relazione tra questa scoperta e le malattie neurodegenerative, come l`Alzheimer, per meglio comprendere come queste conoscenze potranno essere applicate come base per nuove cure.

di m.c.
Pubblicato il 17/11/2008