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Lavoro, suoni naturali aumentano produttività

Ascoltare il rumore di un ruscello di montagna migliora performance dei lavoratori

Per migliorare la produttività dei propri dipendenti basta trasmettere, in ufficio, il suono di un ruscello di montagna. A suggerirlo sono i ricercatori del Rensselaer Polytechnic Institute di New York (Usa), secondo cui ascoltare un sottofondo costituito da sonorità naturali migliora le performance e le abilità cognitive dei lavoratori.

 

Nel corso della ricerca, gli scienziati hanno messo a punto un sistema alternativo a quello del “mascheramento sonoro”, utilizzato in numerosi uffici strutturati come “open space”. Questa tecnica prevede che le parole di un discorso possano essere sentite solo dalle persone vicine a chi parla, mentre da lontano risultano incomprensibili. L'obiettivo è quello di ridurre al minimo le distrazioni degli impiegati.

 

Durante un esperimento, i cui risultati sono stati presentati nel corso del 169° Convegno dell'Acoustical Society of America che si è tenuto tra il 18 e il 22 maggio a Pittsburgh (Usa), gli studiosi hanno chiesto a 12 partecipanti di svolgere un test che richiedeva un alto livello di concentrazione. Durante l'esecuzione, sono stati trasmessi tre diversi tipi di sottofondo acustico. Il primo riproduceva i tipici rumori di un ufficio dotato del mascheramento acustico. Il secondo imitava il suono dell'acqua che scorre in un ruscello di montagna. Il terzo, infine, era rappresentato dai rumori convenzionali di un ufficio privo di mascheramento sonoro.

 

Al termine, è emerso che i volontari hanno ottenuto i risultati più alti mentre veniva trasmesso il rumore dello sciabordio dell'acqua. Secondo gli autori, lo studio dimostra che i suoni naturali accrescono la concentrazione di chi lavora e potrebbero migliorarne le performance.

 

Gli studiosi, inoltre, ritengono che questo sistema potrebbe essere utile anche fuori dall'ambiente lavorativo: “Potrebbe essere utilizzato in ospedale – propone Braasch -, per migliorare lo stato d'animo dei pazienti che restano bloccati nelle loro stanze per giorni o per settimane di fila”.

 

Foto:© RFsole - Fotolia.com

di Nadia Comerci s.p.
Pubblicato il 26/02/2016