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Contro l'ipertensione latte e derivati almeno 3 volte a settimana

A suggerirlo è uno studio statunitense pubblicato sul British Journal of Nutrition

Se inseriti all’interno di un’alimentazione varia e bilanciata il latte e i suoi derivati possono aiutare a combattere l’ipertensione. A portare l’attenzione sull’argomento è Assolatte, l’associazione delle imprese italiane del comparto lattiero-caseario, che cita i risultati di uno studio recentemente pubblicato sul British Journal of Nutrition da un gruppo di ricercatori della Tufts University di Boston, negli Stati Uniti, secondo cui mangiare almeno 3 porzioni a settimana di latte, yogurt e formaggi è una sana abitudine associata sia a un minor aumento dei valori di pressione massima e minima sia a un minor rischio di sviluppare l’ipertensione all’avanzare dell’età.

 

La ricerca, condotta nell’ambito del Framingham Offspring Study, ha coinvolto 2.636 partecipanti e ha svelato che nel caso dello yogurt ogni porzione in più è associata a una riduzione del 6% del rischio di ipertensione. “Gli apporti totali di latticini e di latticini a basso contenuto di grassi o senza grassi sono risultati inversamente associati a variazioni della pressione minima”, spiegano gli autori dello studio, che concludono: “Il consumo di latticini, se parte ci un regime dietetico nutriente e energicamente bilanciato, potrebbe apportare benefici in termini di controllo della pressione sanguigna e prevenire o ritardare la comparsa dell’ipertensione”.

 

Assolatte sottolinea come i benefici del consumo di yogurt siano risultati validi a qualsiasi età, e che tra tutti i prodotti disponibili i migliori alleati contro l’ipertensione sembrano essere il latte e lo yogurt parzialmente o interamente scremati. “A determinare l’effetto positivo dei prodotti lattiero-caseari sulla pressione arteriosa è un cocktail di nutrienti”, spiega l’associazione, annoverando fra gli ‘ingredienti segreti’ dei latticini sia i peptidi bioattivi derivanti dalla digestione delle proteine del siero di latte, sia acidi grassi a media catena, calcio, potassio e magnesio. I primi, spiega Assolatte, agirebbero come veri e propri antipertensivi, inibendo l’attività dell’enzima convertitore dell’angiotensina (Ace) e contribuendo, così, al controllo della vasocostrizione delle arterie e dei volumi di fluidi extracellulari. Acidi grassi e micronutrienti vari potrebbero invece contribuire alla regolazione della resistenza dei vasi sanguigni e alla promozione della vasodilatazione.

 

Anche se condotto negli Stati Uniti, lo studio citato da Assolatte potrebbe interessare anche la popolazione italiana, che secondo dati dell’Istituto Superiore di Sanità ha a che fare con l’ipertensione in oltre il 30% dei casi; in particolare, il problema riguarderebbe il 33% degli uomini e il 31% delle donne, mentre un altro 19% di uomini e il 14% delle donne sarebbero a rischio ipertensione. “Le conclusioni a cui sono pervenuti gli scienziati americani - aggiunge inoltre Assolatte - portano ulteriori conferme alle evidenze di numerose ricerche precedenti sugli effetti positivi dei prodotti lattiero-caseari sul controllo della pressione e sulla prevenzione dell’ipertensione, con effetti visibili sin dall’infanzia”. L’Associazione cita ad esempio un’analisi pubblicata sulla rivista Hypertension secondo cui il consumo quotidiano di 200 grammi di latte o suoi derivati potrebbe ridurre il rischio di ipertensione del 3%. “Il valore dei prodotti lattiero-caseari in chiave anti-ipertensione - prosegue Assolatte - emerge anche dal loro ruolo all’interno della dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension), sviluppata espressamente per combattere l’ipertensione. Al contrario, una dieta “povera” e carente di prodotti lattiero-caseari rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio per il progressivo innalzamento, anno dopo anno, della pressione sanguigna ed espone a una maggiore possibilità di sviluppare l’ipertensione”.

 

Al momento le raccomandazioni ufficiali degli esperti collocano latte e derivati tra gli alimenti di cui è consigliato un consumo quotidiano. La piramide alimentare della Dieta Mediterranea, elaborata dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (Inran) suggerisce di consumarne 2-3 porzioni al giorno, “preferibilmente a ridotto contenuto di grasso”.

 

Foto: © minadezhda - Fotolia.com

di Silvia Soligon
Pubblicato il 05/11/2015