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Artrite reumatoide, effetti positivi dal veleno di scorpioni

Un trattamento a base di veleno di scorpione potrebbe migliorare significativamente la qualità della vita delle persone affette da artrite reumatoide. Lo suggerisce una ricerca pubblicata sulla rivista Journal of Pharmacology and Experimental Therapeutics dagli scienziati del Baylor College of Medicine di Houston (Usa) e dell’Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York (Usa), secondo cui il composto avrebbe la capacità di ridurre la gravità della malattia negli animali, senza provocare effetti collaterali.

 

“L'artrite reumatoide è una malattia autoimmune, in cui il sistema immunitario attacca il proprio corpo. In questo caso, colpisce le articolazioni – spiega Christine Beeton, che ha coordinato la sperimentazione -. Le cellule chiamate sinoviociti simili ai fibroblasti (Fls) svolgono un ruolo importante nella malattia. Quando crescono e passano da un'articolazione all'altra, secernono prodotti che danneggiano le articolazioni e attirano le cellule immunitarie che provocano infiammazione e dolore. Man mano che il danno peggiora, le articolazioni si allargano e non risultano più in grado di muoversi”.

 

Gli scienziati hanno scoperto che potrebbe essere possibile ostacolare questo processo bloccando i canali del potassio, membrane che consentono agli ioni di potassio di fluire all’interno e all’esterno delle cellule – questo flusso è necessario affinché le cellule svolgano molte delle loro funzioni essenziali. In particolare, gli esperti hanno osservato che una sostanza presente nel veleno dello scorpione Buthus tamulus, chiamata iberiotossina, è in grado di bloccare il canale ionico delle cellule Fls, ma non influisce sui canali di altre cellule, come quelle del sistema nervoso. Hanno, pertanto, somministrato questo composto ad alcuni topi affetti da artrite reumatoide.

 

L’esperimento ha dimostrato che l’iberiotossina ha interrotto la progressione della malattia e, in alcuni casi, ne ha persino invertito i segni. Di conseguenza, gli animali che avevano ricevuto il trattamento riuscivano a muoversi con maggiore facilità e presentavano una minore infiammazione a livello delle articolazioni. Inoltre, i ricercatori hanno osservato che a differenza di un altro bloccante dei canali ionici chiamato paxillina, che causa tremori e incontinenza, l’iberiotossina non provoca effetti collaterali.

 

“Sebbene questi risultati siano promettenti, è necessario condurre molte più ricerche prima di poter utilizzare le componenti del veleno dello scorpione per trattare l'artrite reumatoide - ha precisato la dottoressa Beeton -. Pensiamo che in futuro l'iberiotossina potrebbe costituire la base per lo sviluppo di un nuovo trattamento per l'artrite reumatoide”.

 

Foto: Pixabay

di red.
Pubblicato il 11/09/2019