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Osteoporosi, il ruolo dei geni nella patologia

Identificati due geni coinvolti nello sviluppo dell’osteoporosi. Lo rivela una ricerca pubblicata sulla rivista Nature Communications dagli scienziati statunitensi del Children's Hospital di Filadelfia e dell’Università del Michigan di Ann Arbor, coordinati da Struan F.A. Grant che afferma: “Identificare la causa effettiva che sta alla base di una malattia spesso può guidarci verso l’individuazione di trattamenti corretti e mirati. Abbiamo identificato due nuovi geni che influenzano le cellule che formano le ossa e sono rilevanti per le fratture e l’osteoporosi. Inoltre, i metodi di ricerca che abbiamo usato potrebbero essere applicati in modo più ampio ad altre malattie che presentano una componente genetica”.

 

Nel corso dell’indagine, gli autori hanno analizzato le regioni del Dna che erano state precedentemente associate alla densità minerale ossea negli adulti e nei bambini. Nello specifico, utilizzando strumenti avanzati e ad alta risoluzione chiamati “sistemi di calcolo massicciamente parallelo”, hanno esaminato le interazioni genetiche negli osteoblasti umani – le cellule che formano le ossa, derivate da cellule staminali mesenchimali. Sono così riusciti a individuare due nuovi geni, Ing3 ed Epdr1, che esercitano forti effetti sugli osteoblasti. “Anche se non escludiamo che in queste regioni siano attivi altri possibili geni – spiega Alessandra Chesi, che ha diretto la ricerca -, il gene Ing3 si è particolarmente distinto perché abbiamo scoperto che il segnale genetico in questa regione era il più forte associato alla densità ossea del polso, l’area più esposta alle fratture nei bambini”.

 

Gli scienziati spiegano che ulteriori studi sulle vie biologiche collegate al gene potrebbero consentire d’individuare nuovi obiettivi terapeutici per rafforzare la densità minerale ossea e, in definitiva, per prevenire le fratture. Inoltre, sottolineano che l’approccio utilizzato in questo studio potrebbe essere applicato anche ad altre patologie, compresi alcuni tumori pediatrici, il diabete e il lupus eritematoso sistemico.

 

Foto: © Sebastian Kaulitzki - Fotolia

di n.c.
Pubblicato il 02/04/2019