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Nel mondo 1 bambino su 10 non è vaccinato contro morbillo e tetano

Sono ancora tanti i bambini non vaccinati nel mondo. Venti milioni, secondo le stime dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità, e dell’Unicef, sono i bambini che non sono stati immunizzati contro patologie potenzialmente letali come il morbillo e il tetano. Senza variazioni significative negli ultimi anni, dal 2010 la copertura del vaccino trivalente contro difterite-tetano-pertosse e di una dose di vaccino contro il morbillo è ferma intorno all’86%: “I vaccini sono uno degli strumenti di prevenzione più importanti per mantenere il mondo al sicuro. Mentre la maggior parte dei bambini oggi sono vaccinati, troppi ne restano fuori. È inaccettabile che coloro i quali non vengono vaccinati sono quelli che sono più a rischio di ammalarsi, ovvero i più poveri, i marginalizzati, gli sfollati e i bambini delle zone di guerra”, denuncia Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms.

Quasi la metà dei bambini non vaccinati vive in soli 16 Paesi: Afghanistan, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica democratica del Congo, Etiopia, Haiti, Iraq, Mali, Niger, Nigeria, Pakistan, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Siria e Yemen.

Un milione e mezzo di morti in meno con piena vaccinazione

Il livello dell’86% di copertura vaccinale è alto ma non sufficiente, ricorda l’Oms. 129 Paesi nel 2018 hanno inoltre raggiunto almeno il 90% della copertura vaccinale trivalente difterite-tetano-pertosse ma la strada è ancora lunga. Il vero obiettivo da raggiungere è però il 95%, sia globalmente che nei diversi Paesi, per evitare che possano sorgere nuove epidemie. Se si migliorasse la copertura vaccinale globale si potrebbero evitare 1,5 milioni di decessi.

L’Oms è da tempo impegnata nella prevenzione e negli ultimi anni lo è con il Piano d’azione vaccinale globale, uno strumento con cui evitare milioni di decessi attraverso un accesso più equo ai vaccini entro il 2020. I progressi verso gli obiettivi del piano sono però ancora insufficienti. 

Anche all’interno delle aree geografiche e degli stessi Paesi ci sono delle forti disparità riguardo il livello di copertura vaccinale. Questo ha comportato l’insorgenza di epidemie devastanti anche in Paesi con alti tassi di vaccinazione. Il morbillo, ad esempio, è stata una della patologie che più hanno preoccupato la comunità mondiale: nel 2018 quasi 350 mila casi di morbillo sono stati riportati in tutto il mondo, oltre il doppio rispetto al 2017. Il Paese con il maggior tasso di incidenza del 2018 è l’Ucraina: sebbene abbia raggiunto il 90% di copertura vaccinale nei bambini piccoli, in quelli più grandi e negli adulti i suoi livelli sono insufficienti per le mancanze degli anni scorsi. Questi sono tutti a rischio di infezione.

Molti Paesi a basso reddito a rischio

Sono molte le patologie da cui ci si può proteggere grazie alla vaccinazione: dal tumore alla cervice uterina all’epatite B, dalla pertosse alla poliomielite, dal tetano alla parotite. Per la prima volta l’Oms ha diffuso i dati relativi proprio alla prevenzione del tumore alla cervice e quindi alla vaccinazione contro l’Hpv, il Papilloma virus umano. Sono 90 i Paesi che al 2018 hanno introdotto nei loro programmi il vaccino anti-Hpv e qui vive un terzo delle ragazze di tutto il mondo. Di questi però solo 13 sono Paesi a basso reddito e quindi quelle a maggior rischio di subire le peggiori conseguenze del tumore non hanno ancora accesso al vaccino.

Un’altra patologia grave che può essere combattuta con i vaccini è l’epatite B, un’infezione che colpisce il fegato. Alla fine del 2018 sono 189 i Paesi che hanno introdotto questo vaccino e la copertura delle tre dosi è stimata all’84%. Nei 109 Paesi in cui è stata invece introdotta una dose da somministrare entro 24 ore dalla nascita la copertura è 42%.

Progressi sono stati raggiunti nella lotta alla meningite A. Alla fine del 2018 più di 300 milioni di persone nei Paesi africani colpiti dalla patologia sono stati vaccinati con un farmaco che l’Oms definisce rivoluzionario (il primo vaccino autorizzato all'uso fuori dalla catena del freddo, per massimo quattro giorni a temperature fino a 40°C). Passi avanti sono stati compiuti anche nel tentativo di contenere la diffusione della poliomielite. Nel 2018 l’85% dei bambini nel mondo hanno ricevuto le tre dosi. La malattia è stata fermata in tutti i Paesi tranne che in Afghanistan, Pakistan e Nigeria. Nei primi però ci sono ancora casi importati e pertanto il rischio di ulteriori epidemie è reale fino a che non viene raggiunta la totale eradicazione del virus.

 

Foto: © カシス - Fotolia.com

di Vito Miraglia
Pubblicato il 18/07/2019