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Microaghi contro le cicatrici da acne

I segni lasciati dall’acne, quelle odiose cicatrici, trovano nel microneedling un trattamento efficace. Secondo uno studio della Boston University School of Medicine (Stati Uniti) i microaghi sono in grado di migliorare l’aspetto delle cicatrici, di ridurre l’infiammazione e di rendere più giovane la pelle colpita da brufoli, punti neri e punti bianchi.

 

Dai punti neri alle pustole

 

L’acne è una delle condizioni dermatologiche più comuni. Colpisce prevalentemente in adolescenza, con la pubertà, ma può sorgere anche più in là negli anni, ad esempio dopo i 40 anni, oppure in concomitanza con la gravidanza. La caratteristica principale è l’infiammazione dei follicoli piliferi, i pori dove crescono i peli della pelle: l’accumulo di sebo, dei batteri che normalmente vivono sulla pelle e di cellule epidermiche morte blocca il follicolo che così si infiamma. A causa dell’ostruzione del follicolo il sebo, prodotto dalle ghiandole sebacee, non riesce a fuoriuscire dai pori. 

 

Le parti più colpite sono la pelle del viso ma anche il torace e la schiena. Le manifestazioni dell’acne sono diverse: possono comparire, tra le altre, i comedoni, ovvero delle formazioni che possono essere sia aperte (i famigerati punti neri, con l’ostruzione incompleta del follicolo) che chiuse (i punti bianchi, quando invece l’ostruzione è completa), i foruncoli, che sono punti bianchi infiammati, quelli che comunemente sono chiamati brufoli, ma anche cisti e pustole, con la presenza di pus.

 

In base all’entità di queste formazioni, l’acne può essere lieve, moderato o grave. Nel primo caso il rischio che questo disturbo cutaneo lasci cicatrici è più basso (ma spremere i brufoli aumenta l’infiammazione e il rischio di cicatrici) mentre negli altri casi, in presenza di cisti, dopo il trattamento restano queste lesioni cutanee che sono perenni e debilitanti.

 

Trattamento con microaghi sempre più comune

 

Negli ultimi anni il trattamento con microaghi si è affermato come opzione terapeutica per le cicatrici da acne. In generale i dispositivi per microneedling sono usati sulla pelle per facilitarne l’esfoliazione, per il suo ringiovanimento, per i trattamenti anti-età e sono diventati sempre più diffusi. Nel 2018 la Fda, la Food and Drug Administration, l’agenzia di regolazione del settore alimentare e farmaceutico, ha pubblicato un documento nel quale stabilisce i termini sotto i quali  uno strumento di microneedling possa essere considerato strumento medico. 

 

Negli anni - come ricordano gli autori dello studio pubblicato su Dermatologic Surgery - non sono mancati però dei rilievi circa l’efficacia e la sicurezza di questo dispositivo per il trattamento dell’acne. Il team ha così condotto una revisione su 33 studi scientifici realizzati tra il 2009 e i 2018 che avevano valutato l’efficacia dei microaghi, dei microaghi in combinazione con altri trattamenti topici per la pelle ma anche il grado di soddisfazione generale dei pazienti. 

 

Più collagene nella pelle

 

Tutti gli studi - fa sapere il team di ricerca - hanno mostrato un miglioramento dell’aspetto delle cicatrici da acne e anche una maggiore soddisfazione da parte dei pazienti quando il trattamento era stato usato in combinazione. Inoltre, sono stati osservati i benefici del microneedling al microscopio: si è vista una riduzione dei marcatori dell’infiammazione rilasciati dalle cellule, un incremento del livello generale di collagene, una proteina che contribuisce a mantenere la pelle elastica, e dei marcatori delle cellule per il ringiovanimento cutaneo con cui aiutare a guarire le cicatrici.

 

“Con questa revisione sistematica di tutti i dati prodotti negli ultimi dieci anni - spiega uno dei ricercatori Neelam Vashi - è chiaro che i microaghi funzionano e aiutano a migliorare l’aspetto delle cicatrici da acne nei pazienti. Il prossimo passo è standardizzare queste informazioni e cercare dei modi per ottimizzare questo trattamento”.

 

Sono infatti ancora necessari degli studi che mettano a confronto l’efficacia dei microaghi con altri trattamenti mininvasivi: “Il microago funziona” ed è ora di “valutare in che modo poter creare delle strategie convenienti non solo per i medici ma anche per i pazienti che vogliono una soluzione a questo problema”, conclude l’esperto.

 

 

Foto: Pixabay

di red.
Pubblicato il 22/08/2019