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Risonanza magnetica, nuovo agente di contrasto per più sicurezza

Il manganese come mezzo di contrasto per risonanze magnetiche accurate ma più sicure per l’organismo. È ciò su cui hanno lavorato dei ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston (Stati Uniti) per rispondere alle preoccupazioni legate all’utilizzo del gadolinio, l’agente di contrasto usato in questa diffusa procedura diagnostica. I rischi di una rara ma grave patologia a carico dei reni ha ad esempio limitato l’impiego della risonanza magnetica con questo agente per i pazienti con malattia renale. Sono emersi inoltre dei rilievi circa la sicurezza della continua esposizione del corpo al gadolinio. Pertanto la ricerca è impegnata nel tentativo di trovare un suo possibile sostituto.

 

L’attività di Eric M. Gale, docente della Harvard Medical School, e colleghi si è concentrata sul manganese. In un modello animale si è visto che le risonanze effettuate con questo elemento chimico erano efficaci nell’individuare i tumori e che la sostanza veniva completamente espulsa dall’organismo. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Investigative Radiology

 

Stop ad alcuni mezzi a base di gadolinio

 

La risonanza magnetica è un esame diagnostico utilizzato per ottenere immagini di tessuti molto dettagliate ad esempio per valutare anomalie cerebrali, per traumi, lussazioni o tumori, come quelli uterini, o per visualizzare i grossi vasi sanguigni. Attualmente il mezzo di contrasto usato è il gadolinio; ce ne sono di diversi tipi in base alla struttura chimica dell’elemento che si lega al gadolinio. Il suo utilizzo fu autorizzato dalla Food and Drug Administration (l’autorità regolatrice del settore farmaceutico statunitense) nel 1988. 

 

Negli ultimi anni però sono emerse delle preoccupazioni circa la sicurezza dell’esposizione a questo elemento chimico nel lungo periodo. Nel 2007 si è deciso che il mezzo di contrasto può causare fibrosi sistemica nefrogenica in pazienti con malattia renale. È una condizione rara ma dalle conseguenze molto serie per diversi organi. Perciò tre mezzi di contrasto a base di gadolinio non vengono più usati nei pazienti con malattia renale in stato avanzato mentre si evita di usarne altri sempre a base di gadolinio. E questo rende complesso fare diagnosi su  questi pazienti.

 

Inoltre è noto da diversi anni che residui dell’agente possono rimanere a lungo nell’organismo. Si è visto ad esempio che i livelli di gadolinio nel cervello e in altri organi salgono se aumenta l’esposizione al mezzo di contrasto. L’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, sulla scia di queste preoccupazioni, ha rimosso diversi mezzi di contrasto a base di gadolinio dal mercato europeo, quindi anche in Italia: “Effetti collaterali associati alla presenza di questo elemento chimico nell’organismo nel lungo periodo non sono stati confermati in maniera indiscutibile. Ma, dal momento che diverse persone sono esposte ripetutamente a questo elemento chimico, i medici vogliono essere cauti”, ricorda Gale.

 

Alcune categorie di pazienti, poi, devono essere sottoposte a diverse risonanze magnetiche: “Il monitoraggio di alcune patologie richiede molte risonanze, che risultano in un’aumentata esposizione al gadolinio. Ad esempio, le donne con maggior rischio di tumore alla mammella, i soggetti colpiti da tumore cerebrale o quelli con sclerosi multipla recidivante”, ricorda il ricercatore Derek Erstad.

 

Rapidamente fuori dall’organismo

 

Il lavoro di ricerca descrive l’azione del manganese Mn-PyC3A, efficace e rimosso in maniera più completa rispetto al più sicuro mezzo di contrasto con gadolinio. L’elemento chiave è un legante che riesce a evitare l’interazione pericolosa del manganese con le cellule o le proteine permettendo inoltre la sua rapida espulsione dall’organismo: “Senza - spiega Peter Caravan, fra gli autori dello studio - il manganese verrebbe assorbito dal fegato restando così nell’organismo”. 

 

Il team ha messo a confronto il nuovo mezzo di contrasto con due agenti innovativi a base di gadolinio per rilevare la presenza di tumori al seno e al fegato con metastasi nelle cavie. Si è visto che il manganese, tra l’altro un elemento naturalmente presente nell’organismo, si comportava allo stesso modo dei due agenti ‘tradizionali’. Inoltre si è misurata la capacità dell’organismo di espellere la sostanza: a differenza del principale mezzo di contrasto a base di gadolinio, del manganese non restavano tracce.

 

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 21/08/2019