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02-09-2019

Nervo ottico, la stimolazione per recuperare la vista


Stimolare il nervo ottico con degli impulsi elettrici per ripristinare la vista. Un gruppo di ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e della Ecole polytechnique fédérale di Losanna (Svizzera) stanno lavorando su questa tecnologia – al momento sperimentata solo sui conigli – che invia dei messaggi direttamente al cervello grazie a un elettrodo intraneurale. I dettagli del lavoro di ricerca sono stati illustrati su Nature Biomedical Engineering: “Crediamo che la stimolazione intraneurale possa essere una valida soluzione per diversi dispositivi neuroprostetici per il recupero della funzione motoria e sensoriale. I potenziali translazionali di questo approccio sono molto promettenti”, spiega Silvestro Micera, ricercatore dell’istituto italiano.

Il nervo ottico è fondamentale per trasformare gli stimoli luminosi in immagini. Questo riceve infatti gli impulsi dai fotorecettori della retina e li trasmette al cervello, dove vengono elaborate le informazioni visive. Ecco perché una sua lesione è causa di perdita della vista. Sono diverse le cause della cecità, da patologie come glaucoma e cataratta fino a traumi e fattori genetici.

Per provare a ripristinare la funzione visiva si cerca di far vedere la luce, sottoforma di sagome bianche, in assenza di luce diretta. Si è provato in diversi modi, con impianti retinici e cerebrali, ma invano. La stimolazione del nervo ottico è uno dei percorsi battuti, sin dagli anni ‘90. Allora – come ricorda il ricercatore del politecnico svizzero Diego Ghezzi – venivano usati degli elettrodi, impiantati chirurgicamente attorno ai nervi. Tuttavia non si sono dimostrati efficaci.

Il team di ricerca ha sperimentato un array di dodici elettrodi intraneurali che perfora il nervo ottico. Per valutarne l’azione, è stata trasmessa energia elettrica e misurata l’attività cerebrale nella corteccia visiva. Si è visto che ogni stimolazione dell’elettrodo induceva una specifica attivazione corticale. Lo studio è ancora a una fase embrionale e le percezioni visive dietro l’attività cerebrale restano ignote. Con la tecnologia oggi a disposizione un impianto per l’uomo potrebbe avere fino a 60 elettrodi, un numero però non sufficiente per ripristinare completamente la vista, ma comunque potenzialmente utile per fornire un aiuto nella vita di tutti i giorni.