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I single soffrono di più, la coppia ha effetto analgesico

Meglio accompagnati che soli. In coppia il dolore si sopporta meglio grazie al partner. Semplicemente la sua presenza, senza intervento diretto, ha un ‘effetto antidolorifico’. È quanto hanno osservato dei ricercatori in un esperimento condotto su quarantotto coppie. Si è visto che avere la persona amata di fronte, sebbene in silenzio e senza possibilità di contatto fisico, era benefico per chi stava provando dolore. Merito dell’empatia del partner di cui si è avuta prova in passato, qualcosa su cui chi soffre sa di poter contare.

I ricercatori, provenienti dalla University of Health sciences, medical informatics and technology di Hall (Austria) e della University of the Balearic Islands di Palma di Maiorca (Spagna), hanno illustrato il loro lavoro su un articolo pubblicato su Scandinavian Journal of Pain.

Empatia e dolore

Dei soggetti – di età media superiore a 25 anni e impegnati in relazioni mediamente lunghe più di due anni – è stata valutata la sensibilità al dolore e la sua sopportazione con e senza la presenza passiva del partner. Questo, o questa, non poteva intervenire, l’unico contatto ammesso era quello visivo. Esercitando pressione su un dito i ricercatori hanno causato dolore ai partecipanti; questi dovevano segnalare il momento in cui per la prima volta avvertivano la sensazione dolorosa (soglia del dolore) e il momento in cui non riuscivano più a sopportarla (resistenza al dolore). Con un questionario è stato poi valutato il grado di empatia degli individui coinvolti.

Al termine dei test si è visto che sia gli uomini che le donne avevano resistito di più e per più tempo al dolore fisico grazie alla vicinanza dell’altro. La presenza della persona cui si vuol bene rappresenta dunque uno scudo contro il dolore, anche senza la manifestazione diretta di questo supporto. Il merito sarebbedella cosiddetta empatia disposizionale, ovvero la tendenza stabile a essere consapevoli e a sentire indirettamente i sentimenti, le emozioni, i pensieri e le percezioni di un’altra persona. I soggetti di partner che avevano riferito più empatia hanno provato infatti meno dolore e mostrato una maggiore tolleranza al dolore.

L’ipotesi dei ricercatori è che l’effetto analgesico indotto dalla presenza altrui si basa su una sorta di attesa della comprensione e del soccorso altrui, di affidamento a un supporto che il partner ha manifestato in passato e che potrà manifestare ogni volta che ce ne sarà bisogno. Se si sa di avere al proprio fianco una persona empatica e di poter contare sul suo aiuto si tenderà ad avvertire meno dolore.

Gli autori dello studio non escludono la possibilità che siano potuti intervenire altri fattori, ad esempio che il dolore sia diminuito in una certa misura anche solo per la distrazione determinata dalla presenza dell’altra persona.

Dall’altro un aiuto che non manca mai

Diversi studi in passato hanno analizzato il ruolo dell’altro nella riduzione del dolore. Si è visto che l’incoraggiamento verbale, il tenersi la mano fino al vedere la fotografia di una persona amata sono efficaci nell’attenuazione del dolore: “In molte occasioni si è visto che la parola e il contatto fisico sono in grado di ridurre il dolore ma la nostra ricerca – spiega uno dei ricercatori Stefan Duschek –  mostra che persino la presenza passiva di un partner può avere questo effetto e che l’empatia può attutire l’afflizione nel momento in cui si è esposti allo stimolo doloroso”.

La riduzione del dolore dipenderebbe dunque anche dal grado al quale una persona percepisce le intenzioni del partner, se sa che questo è pronto a intervenire, e dalle differenze individuali nel modo in cui ci si relaziona nell’ambito della coppia. Il contagio emotivo tra due persone che si amano potrebbe scatenarsi anche quando una dei due è solo presente e non interviene attivamente per aiutare l’altro, concludono i ricercatori.

 

Foto: Pixabay

di red.
Pubblicato il 29/08/2019