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Anche in tarda età l'esercizio fa bene, soprattutto alla mente

Per il corpo e per la mente. Nella terza età i benefici dell’esercizio fisico sono diversi e riguardano anche l’attività cognitiva e la memoria. Non è necessario strafare: le conseguenze positive per il cervello sono visibili anche dopo una singola seduta di esercizio. È quanto hanno osservato dei ricercatori della University of Iowa negli Stati Uniti: “Si può pensare ai benefici derivanti dall’attività fisica giorno dopo giorno. Ciascuno potrà dire ‘oggi mi metterò in movimento, godrò di un effetto positivo’. In questo modo non ci sarà bisogno di pensare all’allenamento per una maratona come mezzo per eseguire una prestazione ottimale. Ci si potrà mettere all’opera giorno per giorno per ottenere quegli stessi benefici”, spiega uno degli autori della ricerca Michelle Voss. 

150 minuti a settimana

L’attività fisica, dai lavori domestici fino allo sport, al vero esercizio fisico strutturato, è uno dei pilastri di uno stile di vita salutare. Per gli adulti, anche dopo i 64 anni, sono raccomandati 150 minuti di attività fisica aerobica a intensità quanto meno moderata, ovvero 75 minuti a maggiore intensità, o una combinazione tra le due, ogni settimana. Le sedute devono durare almeno 10 minuti e per almeno due volte a settimana bisognerebbe svolgere esercizi per il rinforzo muscolare. In caso di ridotta mobilità in almeno tre giorni l’attività fisica deve essere praticata per migliorare l’equilibrio.

Ecco uno dei benefici del movimento fisico in tarda età: contrastare il rischio di cadute. Questo si affianca a tutti gli altri vantaggi per il corpo, dalla prevenzione delle patologie cardiovascolari al mantenimento di un peso nella norma, ma anche per la mente, che nella tarda età inevitabilmente va incontro a un impoverimento delle funzioni cognitive. Su quest’ultimo aspetto si sono concentrati gli autori dello studio pubblicato su Medicine & Science in Sports & Exercise. Sono stati coinvolti  34 adulti tra 60 e 80 anni di età, in buone condizioni di salute ma non fisicamente attivi. Per due volte ciascuno ha svolto un esercizio alla cyclette, pedalando in un caso con minore intensità poi sudando un po’ di più, per venti minuti. Prima e dopo l’attività fisica i partecipanti sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale cerebrale, per valutare l’attività nelle regioni cerebrali coinvolte nella raccolta e condivisione delle informazioni, quindi per la memoria, e dopo il giro sulla cyclette hanno risolto dei test per la memoria.

Benefici non troppo duraturi

Al termine di una singola sessione di esercizio i ricercatori hanno notato in alcuni soggetti una maggiore interazione fra il lobo temporale, che circonda il centro della memoria del cervello, cioè l’ippocampo, e la corteccia parietale e prefrontale, due regioni coinvolte nella cognizione e nella memoria. Quei soggetti erano gli stessi che hanno fatto segnare un miglior punteggio nei test mnemonici. Nel caso di altri individui i guadagni erano nulli o molto ridotti.

Si trattava però di benefici temporanei. Il sostegno alle funzioni cognitive durava infatti solo un breve lasso di tempo: “La permanenza di questi benefici è più rapida di quanto si possa pensare. La speranza è che vengano mantenuti perché non sono duraturi. Capire esattamente per quanto tempo si mantengano dopo una singola sessione e perché alcuni soggetti beneficino più degli altri sono le direzioni per la ricerca futura”, ricorda Voss.

In una seconda fase dello studio ai partecipanti è stato chiesto di dedicarsi per più tempo all’attività fisica, sempre alla cyclette. Dovevano pedalare per 50 minuti per tre volte a settimana per tre mesi. In un caso pedalando a intensità quanto meno moderata, nell’altro con una pedalata assistita. La maggior parte dei soggetti di entrambi i gruppi hanno mostrato benefici a livello cognitivo al termine dei tre mesi. Ma l’entità di questi miglioramenti non era diversa da quelli risultanti dopo una singola sessione di esercizio: “Il fatto che una sola sessione di esercizio aerobico abbia replicato gli effetti di dodici settimane di allenamento ha importanti implicazioni sia pratiche che teoriche”, scrivono in conclusione i ricercatori.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 04/09/2019