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I ragazzi ribelli diventeranno adulti educati

L’adolescenza non è solo ribellismo e voglia di divertimento fine a se stesso. È anche capacità di capire gli altri e generosità. E se i comportamenti rischiosi vengono assunti negli anni della crescita, con il tempo potranno essere abbandonati per una vita adulta più responsabile. A scattare una fotografia dell’adolescenza dai contorni meno netti della rappresentazione stereotipata sono stati dei ricercatori della Leiden University (Olanda) e della University of North Carolina di Chapel Hill (Usa). Il team di lavoro ha anche correlato a tutti questi comportamenti lo sviluppo di alcune aree cerebrali: “Abbiamo cercato di testare i circuiti che potessero caratterizzare lo sviluppo di comportamenti sia utili che ribelli in adolesceza. Se questa età viene spesso associata a sterotipi negativi, i nostri dati forniscono una visione più sfumata dello sviluppo adolescenziale concentrandosi sulla relazione tra l’assunzione del rischio e il comportamento prosociale”, spiega la ricercatrice Neeltje E. Blankenstein.

Empatia e vicinanza

Adolescenza è transizione. Spesso questo passaggio dall’età più giovane a quella adulta è accompagnato da comportamenti ribelli come l’abuso di sostanze o il binge-drinking, e dal compimento di azioni con cui si cerca un immediato godimento, una ricompensa, senza pensare troppo alle conseguenze che da quelle azioni potrebbero derivare nel lungo termine. Ma è anche la fase in cui si apprendono determinati comportamenti prosociali, ovvero volti a fare del bene agli altri, si diventa più empatici e in grado di assumere il punto di vista altrui, di ‘entrare nei panni’ di chi è intorno, ad esempio degli amici.

Una sorta di maggiore sensibilità alla ricompensa ma anche la tendenza degli adolescenti a divertirsi potrebbero essere il motore tanto dei comportamenti più rischiosi quanto di quelli più utili, così come a una combinazione tra i due. Gli autori dello studio pubblicato su Child Development hanno  indagato questi aspetti in 210 giovani arruolati in un precedente studio a un’età compresa tra 8 e 25 anni. I partecipanti erano stati contattati una seconda volta, due anni dopo, e ancora dopo altri due anni, quando avevano pertanto fra 12 e 29 anni.

Con dei questionari erano state ricavate informazioni sui loro comportamenti, sull’attitudine a divertirsi, sulla voglia di svolgere attività appaganti, sulle abilità sociali, specificatamente l’empatia e l’abilità a capire pensieri e sentimenti altrui (quella che porta, ad esempio, a comprendere entrambe le ragioni quando due persone sono in disaccordo). A ogni tappa del percorso i partecipanti erano stati sottoposti a una risonanza magnetica cerebrale per misurare lo sviluppo di due regioni cerebrali (corteccia mediale prefrontale e nucleo accumbens), per vedere se queste aree si associavano in modo determinante ai comportamenti rischiosi o prosociali.

Un quadro complesso

I risultati dell’analisi hanno consegnato un quadro diversificato dell’adolescenza. Se il ribellismo aumentava dalla prima alla tarda adolescenza, era destinato a declinare con l’età adulta. Il picco dei comportamenti utili era invece nella media e tarda adolescenza. Ma questi comportamenti andavano anche a braccetto: più un ragazzo o una ragazza agiva assumendosi dei rischi, più era probabile che aiutasse gli altri. Una chiara spia di questi comportamenti prosociali erano l’empatia e la crescente capacità di capire gli altri.

La ricerca del divertimento, del brivido erano correlati invece ai comportamenti rischiosi ma anche in questo caso la relazione non era esclusiva. Questo tratto faceva il paio anche con i comportamenti più utili al prossimo, un dato che suggerisce, quindi, come la ricerca del divertimento possa stimolare in alcuni dei comportamenti rischiosi e in altri dei comportamenti prosociali.

E questi due tipi di azioni potevano anche coesistere, pertanto per qualche adolescente un rischio si poteva assumere anche per aiutare un’altra persona: “Il nostro studio suggerisce che la ricerca del divertimento può essere un tratto che conduce a diversi aspetti dello sviluppo in adolescenza e che l’assunzione del rischio può servire anche per scopi positivi”, spiega l’altra ricercatrice Eva Telzer.

Le immagini delle risonanze magnetiche hanno infine indicato una correlazione tra il più rapido sviluppo della corteccia prefrontale in adolescenza, ovvero una maturità più veloce, e un comportamento meno ribelle. L’attivazione di questa regione si associava pertanto all’assunzione del rischio.

 

Foto: Pixabay

di red.
Pubblicato il 30/08/2019