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Proteine vegetali per una dieta allunga-vita

Una dieta in cui prevale il consumo di proteine vegetali è stata associata a un minor rischio di mortalità generale ma anche di mortalità per malattie cardiovascolari e tumori. Lo suggerisce uno studio condotto su un vasto campione di giapponesi che notoriamente seguono una dieta in cui le proteine vegetali occupano un posto di rilievo, basti pensare a tutti i prodotti derivati dalla soia. Se non è emersa una chiara correlazione tra l’apporto di proteine animali con la mortalità, si è visto comunque che sostituire parte di queste con cibi proteici vegetali determinava una riduzione dei valori di mortalità, sia generale che specifica.

Sostituire parte delle calorie tra i diversi tipi di alimenti

I ricercatori del Centro per le Scienze di Salute pubblica del Centro nazionale per i Tumori di  Tokyo hanno analizzato i dati riferiti a 70mila 696 adulti tra i 45 e i 74 anni di età che, all’avvio dello studio tra il 1995 e il 1999, non erano stati colpiti da ictus, infarto o tumori. Di questi poco più del 45% erano uomini. La popolazione è stata seguita per 18 anni in media durante i quali sono stati rilevati 12.381 decessi.

Con un questionario sono stati raccolti i dati relativi alle abitudini alimentari dei partecipanti. La popolazione coinvolta è stata distinta in cinque gruppi in base all’apporto di proteine espresso in percentuale di energia totale.

Se da un lato l’introito calorico derivante dal consumo di proteine animali non ha mostrato chiaramente un’associazione con la mortalità generale o con quella specifica per le diverse cause, il contrario valeva per le proteine vegetali. Il loro apporto si correlava con una minore mortalità totale ma soprattutto con una minore mortalità cardiovascolare.

Ancora, la sostituzione del 3% di energia da carne rossa e da carne processata con alimenti proteici di origine vegetale faceva il paio con minore mortalità, generale, oncologica e cardiovascolare.

La ricerca è stata pubblicata su Jama Internal Medicine.

Dieta giapponese povera di grassi saturi

I risultati replicano quelli di un altro studio di coorte pubblicato sulla stessa rivista nel 2016. In quel caso era emersa, oltre all’associazione tra l’elevato apporto di proteine vegetali con la mortalità generale e cardiovascolare, anche quella positiva tra l’apporto di proteine animali e la mortalità cardiovascolare. Il legame era particolarmente forte tra i soggetti con almeno un fattore di rischio, come la dipendenza dal fumo di sigaretta, l’eccesso di peso o la sedentarietà. E anche in quel caso la sostituzione tra i due tipi di proteine si accompagnava a una minore mortalità.

Le diete in cui è prevalente il consumo di alimenti di origine vegetale a scapito di quelli di origine animale, dalla carne bianca a quella rossa, dai formaggi alle uova al pesce, sono state in più occasioni associate a una minore incidenza di fattori di rischio per malattie cardiovascolari come l’obesità, il diabete di tipo 2 o l’ipertensione.
 
Un esempio di regime alimentare in cui la parte vegetale è consistente è proprio quello giapponese. Si consuma molto pesce, è vero, ma comunque si tratta di un alimento salutare, con i grassi ‘buoni’ che non favoriscono l’aumento del colesterolo. La dieta giapponese non è molto calorica, è povera di grassi saturi, prevede l’apporto di nutrienti importanti, è ricca di verdura e di altri alimenti di origine vegetale da cui è tratta parte della quota proteica, dal tofu all’edamame a base di soia, fino ad altri tipi di legumi e a cereali come il riso. Un articolo pubblicato su Bmj nel 2016 ha esaminato l’aderenza alla Japanese Food Guide Spinning Top, una dieta basata sulle linee guida alimentari del Paese, e la mortalità specifica e generale. La dieta prevedeva da cinque a sette porzioni al giorno di piatti a base di cereali; da cinque a sei di verdura; da tre a cinque di carne, pesce e soia; due porzioni di frutta e due di latte e derivati, senza dimenticare l’acqua o il tè. Maggiore era l’aderenza a queste indicazioni, minore era il rischio di mortalità, in particolare da ictus, nella popolazione adulta giapponese.

 

Foto: Pixabay

di redazione
Pubblicato il 30/08/2019