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Stile di vita, principale causa problemi cardiaci sotto i 50 anni

Per la salute del cuore fanno più le abitudini dei geni. Lo stile di vita ha infatti un impatto maggiore sul benessere cardiovascolare della predisposizione genetica sotto i cinquant’anni e per questo i comportamenti rischiosi come la sedentarietà oppure gli altri fattori di rischio come diabete e ipertensione devono essere evitati e corretti anche nei pazienti giovani predisposti alla malattia cardiaca. Ne hanno parlato all’ultimo congresso della Società europea di Cardiologia: “I geni sono un importante elemento che contribuisce alla malattia cardiaca prematura ma non dovrebbero essere usati come una scusa per dire che la patologia sia inevitabile”, avverte Joao A. Sousa, ricercatore del Funchal Hospital in Portogallo e fra gli autori dello studio.

“Nella pratica clinica spesso ci imbattiamo in giovani pazienti con malattia cardiaca prematura che fanno riferimento e cercano spiegazioni nella storia genetica e familiare”, aggiunge lo specialista. “In ogni caso se guardiamo ai dati nel nostro studio questi giovani pazienti erano spesso fumatori, sedentari, con alti livelli di colesterolo e alta pressione sanguigna, tutti fattori modificabili”.

Coronarie ostruite, angina e infarto

La malattia coronarica è l’esito di un processo al quale partecipano diversi fattori tra cui anche quelli genetici. Nelle arterie si formano dei depositi di sostanze, a cominciare dal colesterolo, che rendono più spessi i vasi sanguigni ostacolando l’afflusso di sangue: è l’aterosclerosi. Se il cuore non riceve sangue a sufficienza può sorgere l’angina pectoris, con il tipico dolore toracico, se invece si interrompe la circolazione del sangue per l’ostruzione di un’arteria coronarica si verifica un infarto. Per scongiurare il rischio di aterosclerosi e mantenere le arterie in buone condizioni si può agire sullo stile di vita evitando i comportamenti più scorretti. Questi possono essere ‘aggrediti’ anche nei pazienti con familiarità di precoce insorgenza di malattia cardiaca come suggerisce lo studio portoghese.

I ricercatori hanno coinvolto 1075 pazienti con meno di 50 anni (45 anni in media) e di questi 555 avevano malattia coronarica. Le condizioni specifiche conseguenti a questa malattia erano l’angina stabile o da sforzo, l’angina instabile (più grave con un’occlusione dell’arteria coronarica) e l’infarto. L’87% erano uomini. I fattori di rischio e il profilo genetico di questi pazienti sono stati messi a confronto con un gruppo di controllo di 520 soggetti in salute.

Sono stati valutati, in particolare, i contributi di cinque fattori di rischio modificabili: l’inattività, la dipendenza dal fumo di sigaretta e l’ipertensione, l’ipercolesterolemia e il diabete. Oltre il 70% dei pazienti ne presentavano almeno tre mentre nel gruppo dei soggetti sani erano presenti nel 31% dei casi. Più elementi di rischio erano presenti, più aumentavano le probabilità di sviluppare malattia coronarica: il rischio triplicava con un fattore di rischio in più mentre era 7 e 24 volte maggiore rispettivamente con due e tre fattori ulteriori.

Ruolo meno decisivo dei geni

All’analisi dei fattori di rischio si è affiancato il sequenziamento del genoma. Ogni soggetto aveva un punteggio che sintetizzava il contributo di 33 varianti genetiche che si ritiene possano influenzare l’insorgenza della malattia coronarica o di altre malattie come l’ipertensione. Il punteggio era mediamente più alto nei pazienti che nei controlli, ma non solo. Questo annunciava  in maniera indipendente l’insorgenza della malattia coronarica.

In ogni caso l’apporto della genetica al rischio cardiovascolare diminuiva con l’incremento dei fattori di rischio: “Le evidenze dimostrano che le genetica contribuisce alla malattia coronarica. Tuttavia nei pazienti con due o più fattori di rischio modificabili, la genetica svolge un ruolo meno decisivo per il suo sviluppo”, ricorda Sousa. “Dal nostro studio derivano prove evidenti che i soggetti con storia familiare di malattia cardiaca prematura dovrebbero adottare stili di vita salutari, poiché se sono scorretti possono contribuire alla patologia più dei loro geni. Ciò significa smettere di fumare, esercitarsi regolarmente, mangiare sano e monitorare i valori della pressione arteriosa e i livelli di colesterolo”, conclude lo specialista.

 

Foto: Pixabay

di p.a.
Pubblicato il 06/09/2019