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Vitamina D per le ossa, qual è la giusta dose? 

Troppa vitamina D è svantaggiosa per le ossa: anziché migliorare la salute dell’apparato scheletrico determina una riduzione della densità ossea. Bisogna assestarsi su dosi più basse, 400 Iu (unità internazionali) al giorno: “Da alte dosi di vitamina D non derivano benefici per le ossa. Per gli adulti in salute 400 Iu al giorno è una dose ragionevole. Apporti di 4000 o superiori non sono raccomandate per la maggior parte degli individui”, spiega Emma Billington, tra gli autori di uno studio canadese che ha valutato gli effetti della supplementazione di vitamina D sul tessuto osseo (e ha fatto riferimento alle linee guida in vigore in Canada). Tuttavia resta ancora da capire se effettivamente dosi molto alte di questo micronutriente possano davvero compromettere la salute dell’osso.

Sole, vitamina D e calcio

La vitamina D è essenziale per l’organismo. Partecipa infatti al processo di rimodellamento osseo poiché permette l’assorbimento del calcio. Si possono comprendere chiaramente i suoi effetti sulle ossa nei casi in cui il micronutriente viene a mancare: la carenza di vitamina D determina infatti il rischio di rachitismo nei bambini. La maggior parte della vitamina viene sintetizzata dall’organismo e per assicurarsi un adeguato livello è importante esporsi al sole: basta stare all’aperto anche un’ora al giorno con mani, braccia o viso scoperti per farla sintetizzare mentre negli alimenti questa vitamina è scarsa. Seppur molto ridotte, le quantità maggiori si trovano nel tuorlo d’uovo e nei pesci grassi come lo sgombro. Nell’olio di fegato di merluzzo se ne trova una quantità rilevante. In alcuni casi, dietro indicazione medica, può essere utile ricorrere ai supplementi.

Di supplementazione e salute delle ossa si è occupata la University of Calgary. Il tema è sensibile nel Paese nordamericano perché i lunghi mesi invernali rendono difficile l’esposizione al sole e quindi il ricorso ai supplementi è diffuso. Le indicazioni del ministero della Salute locale sono di assumere 600 Iu fino ai 70 anni (dopo la soglia sale a 800). Queste raccomandazioni “sono state definite per prevenire la malattia alle ossa causata dalla carenza di vitamina D per la gran maggioranza dei canadesi in buona salute. Ma è stato più difficile stabilire chiaramente la dose ottimale di vitamina D. La domanda all’inizio dello studio è: ci sono ulteriori benefici assumendo maggiori dosi di vitamina?”, ricorda il ricercatore David Hanley. Osteoporosis Canada, invece, suggerisce agli adulti ad alto rischio di osteoporosi di arrivare anche a 2000 Iu.

Minore densità ossea con maggiori dosi

Lo studio, pubblicato su Jama, è durato tre anni e ha coinvolto 300 volontari tra 55 e 70 anni d’età. Un terzo dei partecipanti aveva assunto 400 Iu di vitamina D, un terzo 4000 Iu e un terzo 10000 Iu al giorno. Si sono utilizzati due esami per misurare la densità ossea: l’osteodensitometria e poi una tomografia computerizzata ad alta risoluzione a polso e caviglia, uno strumento molto sofisticato per osservare in dettaglio la microarchitettura dell’osso. All’inizio dello studio e poi altre sette volte è stato misurato il livello di calcio e vitamina D nel sangue e una volta l’anno è stato analizzato un campione di urina.

Come previsto, nel tempo è stata rilevata una riduzione della densità minerale ossea. Lentamente, con l’avanzare dell’età, l’osso tende a diventare più fragile e poroso e minore è la densità, maggiore è il rischio di frattura. Con i risultati del primo esame si è vista una modesta riduzione della densità ossea nei tre anni, senza differenze fra i tre gruppi. Tuttavia con l’esame più accurato sono emerse le differenze: la densità ossea totale è diminuita dell’1,4% nel primo gruppo e del 2,6% e 3,6% nel secondo e terzo. La supplementazione a dosi maggiori di quelle raccomandate non si associava a un aumento della densità ossea: “Siamo rimasti sorpresi nel vedere che, invece di risultare benefico, con l’apporto maggiore di vitamina D si perdeva tessuto osseo più rapidamente. La quantità persa con 10mila Iu al giorno non è sufficiente per andare incontro a un rischio di frattura in tre anni tuttavia suggeriamo che per un adulto in salute si possano indicare da 400 a 2000 Iu al giorno per la salute delle ossa”, aggiunge il ricercatore Steve Boyd.

Un altro ambito d’analisi è stato il rischio di ipercalciuria, ovvero di elevata presenza di calcio nel sangue, una condizione comune che aumenta il rischio di calcoli renali. Con l’aumentare delle dosi di vitamina D aumentava anche l’incidenza di questa condizione: 17%, 22% e 31% nei tre gruppi.

 

Foto: Pixabay

di red.
Pubblicato il 04/09/2019