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Come ridurre lo spreco di cibo

Una mela non più fresca, con la buccia un po’ aggrinzita, ma ancora buona e nutriente non merita di essere gettata via. Eppure capita. Guardare quella mela con occhi diversi, e quindi ‘salvarla’ dallo spreco, è possibile se viene presentata in modo originale, cioè con un aspetto umano: “Quando un prodotto un po’ vecchio viene ‘umanizzato’ è valutato in modo più favorevole dal momento che spinge il consumatore a guardarlo con una lente più compassionevole”, dice Vanessa Patrick della University of Houston (Stati Uniti).

La specialista e i suoi colleghi hanno condotto uno studio in cui propongono un modo innovativo per ridurre lo spreco alimentare: attribuire dei caratteri umani a frutta e verdura per far sì che il consumatore accetti la presenza dei segni dell’invecchiamento. Una banana più matura, con la buccia annerita, presentata in spiaggia sotto il sole susciterà una predisposizione diversa nel consumatore. 

Molta frutta e verdura viene gettata

Ogni anno, in tutto il mondo, viene sprecato il 30% del cibo prodotto, circa 1,3 miliardi di tonnellate di prodotti alimentari finisce nel cestino della spazzatura. I prodotti freschi sono una parte cospicua degli alimenti che non vengono acquistati ma gettati via in molti casi solo perché il loro aspetto è un po’ deteriorato. La percezione dell’aspetto esteriore pregiudica pertanto quella delle caratteristiche interne del prodotto, il suo gusto e le sue caratteristiche nutrizionali. Ma non è così, perché un frutto un po’ più maturo è comunque buono e sano. Per i prodotti freschi non sembra applicarsi quell’atteggiamento di recupero del ‘vecchio’ che invece orienta i comportamenti dei consumatori rispetto ad altri prodotti. Il successo del vintage o dell’antiquariato è indice della valorizzazione di alcune caratteristiche di beni di consumo che invece negli alimenti non trova spazio.

Invece anche su frutta e verdura – sostengono gli autori dello studio pubblicato su Journal of the Association for Consumer Research – si possono far apprezzare queste caratteristiche o comunque farle pesare di meno nelle scelte dei consumatori. Si possono generare sentimenti positivi come la compassione o una sorta di senso di calore, di affetto, anche intorno a una zucchina o una pera non più di primo pelo. L’adagio ‘old is gold’, cioè quello che è vecchio è d’oro, è valido anche nel reparto ortofrutticolo.

Indicazioni per i commercianti

I ricercatori hanno coinvolto trecento partecipanti ai quali sono stati mostrati in modo diverso dei prodotti: banane, zucchine e cetrioli. Questi erano antropomorfizzati o rappresentati in modo tale da suggerire dei tratti umani. Le banane, ad esempio, erano rappresentate mentre prendevano il sole su una sedia sdraio, mentre le fette di cetriolo erano usate per creare un disegno che rappresentava un volto umano. In alcuni casi erano stati mostrati così com’erano, senza ‘ritocchini estetici’.

I soggetti che avevano visto i prodotti invecchiati ma antropomorfizzati hanno espresso dei giudizi più positivi, guardando ai prodotti come prodotti ancora desiderabili rispetto a chi aveva visto frutta e verdura senza l’effetto umanizzante. “Nei prodotti freschi dall’invecchiamento scaturiscono, proprio come gli esseri umani, delle variazioni visibili. Se i prodotti vengono antropomorfizzati si può creare una connessione con le qualità umane dell’invecchiamento”, aggiunge Patrick.

I risultati dello studio – concludono i ricercatori – potrebbero servire a definire delle campagne di marketing con l’obiettivo di promuovere prodotti che hanno cominciato a mostrare i segni del tempo ma che rimangono perfettamente saporiti e nutrienti: “Presentare dei prodotti che altrimenti verrebbero buttati, in modo più attraente per i consumatori può permettere ai gestori degli esercizi commerciali di evitare di ridurre il prezzo per i prodotti non più freschi”, conclude Patrick.

 

Foto: Pixabay

di red.
Pubblicato il 06/09/2019